Parole senza credo

(pagina in costruzione)

Parole senza credo.
Ovvero, quando la fede si oblia nella parola.

                      Allam orechès sem prelash are

Tu che vieni ritraendoti.
E più ti ritrai più sei concreto.
Tu che sei qui davanti
e la tua carezza è un vento.

Sh – dice la carne.
Sh – è il rumore del pane.
Un muto bordone
accompagna ogni parola
e non è mai separato dal boato.

Inciampi
nella misura che ti conclude
e ti inizia,
nella infinita clausura del cerchio,
in un piccolo seme.

Eremita,
tua è l’insuperabile
saggezza dei gamberi,
la traccia ruvida degli alberi,
la leggerezza delle fronde.

(15/07/2015)


Momenti in cui non devo perdere. O forse devo proprio perdere. Da perdere è solo la speranza, per denudare questo che vi giace dietro, vivo come fosse inerte, come mummia, non è mai, mai altrove da ciò che è da perdere. Scheletro, osso, giuntura, artiglio, che quando si muove è solo per grattare la pelle, è solo per restare solo, inerme, per tacere il respiro. O forse qualcosa traspira come vento estraneo, estranea la danza che scuce la polvere, che sparge la cenere. Frenetico passo che fa tacere gli aliti e degli occhi porge solo uno sguardo.
Ricordi, o forse l’hai dimenticato, che lo stupore è un’improvvisa immobilità, qualcosa che sembra morte ed è la più vitale ricerca, il tesoro più prezioso: il vuoto nello scrigno, le dimissioni di una pietra.
A patto che tu non voglia una mano, una mano aderisce alla tua ed è polifonia di carne. Ed è mutua preghiera. A patto che tu non voglia uno scoglio, uno scoglio è ancora là ad attendere il mare. Non volere una mano, non volere uno scoglio! Ciò che vuoi sempre si assenta. Guarda che si dimettono le pietre e si dimettono le mani. E la forma di una veste, di una qualsiasi stoffa, è la sua piccola asola.

(14/07/2015)


All’amore che lascia solo il gesto.
Alla mano che si dimette in carezza.
Quando la sottile giuntura delle pelli
è pure un rasoio
e il sangue scomodato dalla lama
è silenzio e non colore.
Se il rosso è tutto nudo
e velato nelle mani
e più è velato più è nudo,
la sanguigna adesione
dove insieme scomponiamo,
dove l’amplesso è un eremita
ed è l’unico umano…
umanità: è questo dimettere
con il corpo il corpo, con il sangue
chiederci e non rispondere,
scomodarci per più aderire.
Nella sanguigna adesione.
Ciò che resta della lama
o di uno strappo sulla stoffa,
ciò che del tempo o di un respiro dice,
è silenzio: sigillo di parole sigillo di carne.
E non colore. Al massimo tenebra.
O chiusi occhi all’amore
lo servono e dettano,
si destano alle mani,
a un tessuto d’oblio e di pori:
mutua solitudine e corrisposta domanda,
fertile grinza e taglio e croce
che spolpa il frutto, porge e sporge
dall’assenza, dall’amore
all’amore che è sempre lasciare
e dare il palmo al chiodo
e aperti occhi da chiudere
nella tua bellezza.

(12/07/2015)


Palmo incrociato
con chiodo di vento
prego:
mi tolgo di mezzo
e il mezzo lascio solo,
solo lo scarto
tra la carta e il legno,
tra il palmo e il chiodo.
Ecco l’unico luogo
di questo “prego”
e l’unico credo
ha già le mani.

Prego, vieni indietro, scomodati.

(12/07/2015)


… ed è per questo che non si può anticipare:
perché in ritardo si scopre l’anticipo.
Perché già adesso esserci sembra un ritardo
e il ritardo un convoglio ferroviario di anticipi,
lontane partenze, lenti immediati,
la cui vita sempre giunge postera
e tutto il vivo giunge sempre postero
nelle trame di un ricordo.

(12/07/2015)


Che cosa significa fiorire
se non limitarsi al petalo?

(11/07/2015)


Lui mi guarda fisso e sfigurato.
Il suo dono è lo sguardo che sfigura.
Sfigurando genera e la nascita
viene un attimo dopo la Pasqua.

Giace a terra, appena nato, è già caduto.
Ha un taglio nella buccia, è solo
con la sua radice, unito
senza laccio, senza braccio.

Ora lo so che sotto un albero,
anche a Natale, al massimo e per fortuna
ci trovo un frutto marcio. Ora,

il palmo forato da un chiodo sottile
come una ciglia, leggero come foglia
pronta a cadere,

Lui mi guarda fisso e sfigurato.
Il suo sguardo, il suo dono
è la prossima caduta dal ramo.

(11/07/2015)


Che la carta sia sempre un legno
e la parola che vi si abbandona in grembo
come il Cristo sarà sempre
cesura e sintonia tra il polso e il tronco,
il palmo e il ramo.
Il chiodo a volte è silenzio, a volte grido.
Il chiodo è vento che fa sanguinare.
E così bisogna sempre inchiodarsi a qualcosa:
un libro, un muro bianco,
una zolla di terra, un fiore
per esserne separati e uniti.
Perché la Bellezza è a doppia lama.
E la vena sulla venatura svuotando si amplia.

(5/07/2015)


L’urgenza di un solco,
l’attenzione che è sempre preghiera di spazio
ma uno spazio vuoto, senza prospettiva,
ed è la concretezza delle viscere,
questo solco è un grembo
dove le cose arrivano e sono già arrivate,
senza tempo,
il gesto delle mani si genera
in un viscerale silenzio,
in uno sguardo porato.
L’urgenza di essere solo frontiera
e non c’è altro, non c’è oltre:
è una cortina dove questo e quello
aderiscono svuotandosi
nel tacito giudizio della carne –
si giunge, senza esitazioni, urgentemente
ci si trova qui, dove è partenza e volo,
su una stoffa di sole asole
si compie un immediato viaggio –
è pronuncia d’oblio ogni memoria,
ogni pelle che si piega
nel varco della presenza,
dove cerca di smettersi – non ci riesce del tutto –
dove è attenta e, così, complice del resto
e del resto sola.
Ma in quella sola asola,
in quella sola aderenza,
c’è qualcosa di doppio, di mutuo,
eremita è l’abbraccio.
E l’attenzione che svuota genera il gesto:
la pronuncia del legno, della pietra,
della sola materia.
Generare è solo questo attendere,
attendere è solo questo generare
e dismettere ogni scena, ogni illusione, ogni fuga
nelle mani,
nell’unghia affilata, nelle ciglia taglienti, nel poro,
in un bordo che è un fosso,
in un grembo che è un solco
ed è solo urgenza questa tessitura di respiro.

(3/07/2015)


Tu la troverai la piaga dove abitare.
Tu nel solco dell’icona troverai posto,
vedrai forata ogni cosa ruvida, ogni albero, ogni natura.
E nel foro, nell’aperto costato, profugo, risiederai
come si risiede nel deserto, senza mura.
Ti troverai supplizio, ti scoprirai nudo
supplizio.
Sarà pane la tua stessa carne, ma ti verrà offerta dall’altro
come un pugno e sarà pane, pane nello stomaco,
saranno brandelli di pane, sarà violenza di briciole.
Allora, nella tua stessa carne dovrai fare posto alla carne,
nel solco dovrai fare posto al solco.
Ma ti scaglierai sull’icona
con occhi attenti, con sguardi duri di mare
e l’icona scaverà una fossa nella fossa,
affonderà un colpo nel colpo,
sarà fuoco sulla polvere
e zolla di terra che si solleva da terra.
Così tu troverai la piaga dove abitare
e sarai piaga per ogni icona.
Così sarai esilio nella promessa
e la promessa sarà ancora esilio,
ancora incrocio, ancora croce, ancora abbandono.

(20/06/2015)


Se la misura è finita,
infinito è il misurare.
Se invece la misura fosse infinita,
misurare non avrebbe luogo né gesto,
né attrezzo né mano.
Quella mano eterna
che sta tra il pugno e la carezza
come una preghiera…
Quella mano che giunge alla mia, alla tua,
si unisce alla finitezza
per fare preghiera…
Pregare di mani giunte
è sempre una delicata urgenza,
è sempre generare, attendere
(tra questi verbi non c’è differenza)
E la delicata urgenza dell’attesa
riposa come tigre affamata,
riposa correndo con le fauci aperte, riposa,
sul confine tagliente tra questo e quello,
lì dove tutto è sospensione e i doganieri tacciono
e il confine è a forma di croce.
All’incrocio
tra una voragine e una leggerezza,
tra una piuma e una tomba,
la tigre si arrende.
La sua corsa incontro al vuoto
è la sua resa. La sua bocca spalancata…
Si arrende alla mano infinita.
E la sua finitezza è il tassello
più importante, di ogni preghiera
è la partenza. Pregare
è stare sulla frontiera
tra il culmine e l’abisso,
tra una fossa e una leggerezza
di mani, mani giunte
al nulla tra un corpo e l’altro,
tra la carezza e il pugno di quest’attesa,
carnale, sottile, sanguigna, porata…

(22/06/2015)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...