Diario – Bari, 07/04/2014

Ho ascoltato uno dei concerti più belli della mia vita! Di nuovo Molfetta, di nuovo Museo Diocesano di Molfetta, di nuovo chiesa nel Museo Diocesano. Ma improvvisa Corsica, improvvisa e sublime polifonia corsa. Ed estasi, avvolta da plurime voci in un solo gesto che innalza e fa gloria. Come cedere all’ascesa, come essere presi e portati in alto, ma abbandonarsi prima, per poi salire su una scala curva, scalare una montagna morbida come un’onda marina, come una voce. Chiudo gli occhi e mi si apre la bocca, attonita e stupita, fuori dal mio controllo; la schiena è tesa da brividi ma rilassata; il corpo grida melodioso insieme alle voci che forti e beate lo circondano. E niente posso dire se non quelle voci, quelle voci, perché a niente io ho pensato. Ho pensato soltanto le voci che ho ascoltato; il mio pensiero gioiva insieme ai loro melismi, improvvisamente non separato, non più separato. Improvvisamente superato. Tu mi superi Dio, ed io chiudo gli occhi, ancora, per vedere con le orecchie soltanto quei tre corpi raccolti che intonano lodi e passioni. Si può tremare senza muoversi, si può rilassati tremare. Gloria e Amore. Dio!
L’ultimo pensiero è stato a te, avrei voluto trovarti qui, avrei voluto che tu ascoltassi e ho allargato tanto l’orecchio perché in qualche modo inglobasse il tuo, distante. E ho registrato il concerto, sperando di fartelo ascoltare, (…) Come non potessi fare altrimenti. L’altrimenti non esiste. L’altrimenti a questo non esiste. Esisto talmente tanto che sparisco qui, al cospetto dell’assoluto mescolarsi e sintonizzarsi delle singolarità. Come cedere all’ascesa, perché si cede all’ascesa e non si intraprende, soltanto si viene, si viene qui per cedere. Ed io cedo contenta sulla mia poltrona in prima fila, vittoriosa nel mio cedere, non penso a te ma ti penso più forte nelle voci, e non penso agli altri spettatori dietro di me, ma li sento accanto nell’applauso, come se tutte quelle mani fossero unite in me. Gloria. Gloria ancora. Gloria sempre. Lungomare di Molfetta. Scemare e svettare di un’anima, di un coro, di un mare. Ogni anima è un coro! E tu (…) da qualche parte sei qui con me, e in qualche modo. Perché l’altrimenti non esiste. L’altrimenti a questo è un’illusione. E cedo inebriata, mossa e sommossa da un sorriso che viene ad illuminarmi gli occhi e non scopre i denti, ma solo schiude le labbra e apre gli sguardi. O Immenso Te, cos’altro potrei aggiungere, se niente posso aggiungere mai?
A Cumpagnia. Dalla Corsica, senza chilometri, senza distanze, mai, ma solo consonanze e vocalizzi, e spirali. Oggi ho visto le spirali. Le seguivo con gli occhi mentre piroettavano verso l’alto e sfondavano il tetto della chiesa, perché non c’è cesura tra qui e Dio…

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