La lingua madre mi piace,
perché via è insieme strada e fuga,
perché la strada e la fuga coincidono
in una parola,
e la mappa è indizio e raccolta
di fughe, le fughe hanno tanti nomi,
la geografia è il libro di un esilio.
Ci si perde nella lingua madre,
come in un bicchier d’acqua
o in una coppa di vino.
Utero celeste che non si chiude,
senza fine,
terra che schiude un fiore
d’inarrivabile fondo,
corona che raccoglie la luce
o una piccola ape,
svela l’invisibile radice, il principio
è sotto la crosta,
è il fuoco nell’ombra,
nello scuro abisso
giace la lotta, lo scoppiettio.
Si parte sempre dall’oltretomba
per una strada, per una fuga,
per segnare la madre,
per una parola.

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