Sarà una stradina
la pratica incessante dei nostri passi,
una stradina stretta, antica,
sgualcite un po’ le case, le mura
un po’ crepate. Sarà
una stradina malandata
dove le nostre facce, una dentro l’altra,
guarderanno, troveranno
una moltiplicazione d’abisso e di pane.
Sarà deserto sconfinato
in una stradina stretta.
Sarà l’arsura del deserto
a renderci qualche goccia da bere.
Sarà abbracciando l’ardore
senza sosta, senza tregua,
che non altrove dall’ardente
ci disseteremo. Sarà corpo vero
di sangue, vivo come fuoco, rovente ferro.
Sarà deserto e improvviso nutrimento
nella stradina. Sarà tutto questo:
la pratica incessante dei nostri passi,
una strada che si lascia attraversare
e devastare. Sarà
molteplice e infinito pane
essere uno contro l’altra
nella piccola distanza che ci costringe
ad alzare lo sguardo,
a vedere l’enorme, l’osceno,
l’incessante duna di sabbia e polvere.
E nel bollente troveremo la frescura.
E così saremo volto a volto
teso, avvolto, voto…
e vuoto. E così
sarà una stradina a contarci i passi,
sarà un rosario fatto di passi.
E passando sgraneremo la strada.

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