(Intanto marciamo
di un bellissimo marcire…)

Corrispondiamo al vuoto e al silenzio
con le nostre carni e una certa fame.
È una corrispondenza che ci elude.
È una preghiera che ci smaschera,
ci snuda fino al nulla.

La vita è assenza.
La vita è un sepolcro vuoto.
Siamo pregni di ciò che ci esclude.
Siamo maschere
pronte ad essere tolte dal Carnevale.

I corpi saranno omessi da questo fiato,
ma prima saranno stati marci
e poi recisi, strappati come fiori.

Sola resta la parata, sola la festa,
il levarsi quotidiano di uno sguardo,
il frutto da generare, il germoglio, l’attesa,
il ventre gonfio e il cordone staccato.
Il vuoto nel punto di rottura…

Il cordone che ci lega all’orizzonte
è un cordone di nulla
o è già stato reciso da questi occhi,
che nelle immagini si svestono e rivestono.
E non giacciono, tremano.
Sempre nuovi nello specchio
sottile di un radente silenzio.

(…e un ridente funerale sono i nostri amplessi:
labbra appena nate, rinate,
schiudono sepolcrali abissi.
E insieme marciamo
di un bellissimo marcire.)

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