Mi sento sola insieme alle parole,
eppure le parole
sono già altro
e sono per un altro
da me.
Esse sono certe.
Sono le mie certezze
di precarietà.
Quindi, il conforto.

Mi giunge improvviso
come la folata sulla tempesta,
non è placido
– serena è solo la lontananza –
Il conforto
come direzioni infinite
oltre i muri.
Oltre i muri la meta
è tremare,
il compimento
mi scardina e ordina
di nuovo diversa
nell’altro –
sono un’ospite che cresce
e mette a soqquadro
ogni fiore.

Ma sono chiuse le porte
al vero ordine
che è mutevole,
che prima di tutto
rompe
e si perde?
E sono sola con ciò che è aperto,
con la parola,
con le parole?

Folate sulla tempesta
con le vostre certezze di vento
soffiate
oltre le solitudini
affacciatevi
sui corpi murati,
domandate gli uomini.

E vi sarà aperta, credo,
la strada dell’orecchio,
porta all’universo e oltre
si spinge
fino al respiro
tra le labbra
degli amanti.


Parola o parole
non cessate
ché dal Verbo
si squaderna
per fiorire
il mondo,
ogni attesa
domanda dal seme
l’uomo
e per l’umano
non cessate.

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