In un mondo che non concepisce più l’inutile, contraddire Oscar Wilde e dire che l’arte è utile o rivendicare il diritto all’inutilità?

Io vorrei che l’utile, il frutto, arrivasse solo alla fine, per caso. E che non fosse tanto promesso e atteso. Io sceglierei la fame.
E ho fame di inutile, di scelte senza scopo, senza fine. Ho fame di trovarmi inutile. Vorrei che anche l’inutile di me venisse al mondo, che fosse compreso e accolto.
E il frutto arriverebbe da solo, alla fine, affrancato dal peso delle mie mani, dalla mia smania di possederlo. Io sarei solo fame, non fame di qualcosa. Io vorrei che il frutto fosse libero dalla mia fame, vorrei amarlo come fosse inutile.

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Anche Dio abbiamo voluto servo
del mondo, servo
delle nostre preghiere.
Non l’abbiamo mai amato
come cosa inutile.

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