Anche tu ricordi bene
quel sorriso che ci accomunava
le facce,
e ci scovava improvvisi,
come fossimo in mezzo al tempo
rotture.

Ricordi quel sorriso,
quel suo renderci cosa comune
disorientando la solitudine
dei volti,
quel suo fare comunione.

Non è cosa che si dimentica
l’ostia, il cibo, il nutrimento.
Non è cosa che passa,
è fuori, esaltata, esentata
da ogni trapasso.
Esiliata.

È l’esilio dei volti
un sorriso,
che non ci appartiene del tutto,
che non appartiene mai
ad una faccia sola.

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