Venga il tuo regno smagliante,
sia fatta la tua subitanea volontà,
quella cosa che ci porta fuori da un corpo
sulla linea di confine
tra qui e un altro.
Venga l’esilio di un sorriso,
la terra promessa che è sempre altrui,
ed è sempre nostro
l’incontro
poco fuori da un volto.
Dacci oggi quel pane
che quotidianamente ci scompiglia
e ci porta a spasso sulla frontiera
tra oggi e domani,
tra oggi e l’eternità.
Abbiamo un debito verso il mondo,
mondo da restituire al mondo,
abbiamo responsabilità.
Rimetti a noi questo tutto
come noi il tutto
portiamo fuori, a spasso,
restituiamo.
E rendici liberi sulla frontiera
di ciò che siamo
uomini.
Oggi perdiamo un po’ l’equilibrio,
ci reggiamo in bilico
tra qui e il resto
di terra
e il resto di cielo.
E siamo liberi
nella misura in cui riusciamo a perderci
per ritrovarci un attimo più in là.
Nella misura in cui siamo
un debito quotidiano
e il pane quotidiano
che lo sazia
e non lo estingue,
e il mondo.

Di cielo e terra venga
subitaneo, smagliante.
La tua migliore promessa
è il nostro esilio,
l’esilio la residenza stupenda
dove non cessiamo.
E come il pane si spezza
tu sei ciò che non resta
e non ristagna.
Così, spezzando equilibri
e ritrovando,
ci troviamo molteplici
pezzi
e infinitamente ti somigliamo,
smaglianti.

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