Per chi accoglie
le parole profughe e viandanti.
Per il tuo ascolto-ristoro
dei miei passi d’inchiostro.
Per una briciola povera e spietata.
Per queste mani che esitano
vicino al silenzio.
Per il rumore assordante
di chi bussa.
Per la delicatezza di una spina
sul fianco di una rosa.

Le pagine sono già aperte,
e le parole da apparecchiare.
Vogliono servire e ordinare.
Vengono dall’oltretomba,
dai luoghi beati dei muti,
dall’incessante.

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