Verrai,
utile come l’assenza,
di carta velina o di seta
come un ricordo.
Carezza nel vento
che sfuma le tue forme,
con le tue forme sfumate
verrai.

Verrò, inutile.
Soltanto il confine
tra la pelle e l’aria,
soltanto un sentore
di presa di mani,
di pelli diverse, unite
in un solletico,
in una dolce e fulminea stretta.

Sarò senza corpo,
sarò solo un confine di pelli,
il disastro che unisce
fa il rumore di un respiro.
Sarò il ricordo.
Sarò soltanto una sensazione
di tatto
ma senza il mio corpo,
senza il tuo.

Verrai,
e insieme sul confine setato
delle nostre differenze
sosteremo,
sosterà l’abbraccio
che ci ha dimenticato.

Oppure verrai
in mezzo alla seta
squarciando ogni assenza
e ogni vuoto di te.
Ti vedrò concreto
concreto sorriso,
e ancora e ancora ci vedremo
nei corpi che ci separano,
nella distanza che potremmo
sciogliere e allontanare
da noi,
concreti prima di morire.

Ma se chiudo gli occhi
per un po’
sono già su quel confine
setato
che non ci trova –
utili come l’assenza,
come ciglia abbassate
a sigillare un ricordo,
a fare oblio
come fosse fare l’amore,
l’amore di corpi invisibili
dispersi nel vento

…è una carezza senza mani,
un esilio che ci accomuna.
Verrai.

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