Spesso le distanze sono case,
e le vicinanze invece sono estranee.
Com’è strano essere nella dimora
del lontano, ed essere ancora qui
con tutte le mie forze,
sostenere la metratura
delle tue braccia – grandi,
gli scavi delle tue pupille
che non finiscono. Spesso
scavare per il petrolio
dei tuoi sì aperti sulla faccia,
accigliati, perduti e vincenti
assensi, nell’assenza della tua fine
che guarda. E com’è fine, ancora,
questo tuo non finire con gli occhi,
e infine le distanze sono case
e sono tra una fronte e due guance.
Lavoro nelle tue miniere
senza pensionarmi, senza percepire
un soldo contemplo le tue monete,
le tue spese, le tue buste colme,
i tuoi avanzi più vivi.

(26/09/2013)

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