Leggete le vicende di Dio
in tutti i libri,
in nessun libro,
in tutti i libri
che sono altro da libri,
in vicende d’alberi e fiori,
in vicende d’umano.
E le vicende di Dio,
che non ha storia,
e la storia di Dio,
e l’affaccendarsi di Dio
in semi e frutti,
in incontri
e cedimenti che fanno incontro,
e morire in croce d’amore,
abbandonarsi grondanti
di vita
e ancora salvi,
con una corona d’amore
pungente.
E la storia di Dio
che non ha storia,
e le faccende di frutti
e semi e umani,
i versi dei neonati,
i superstiti di un abbraccio,
coloro che cedono ad altro da sé
e sono salvi.
Leggete le vicende di Dio,
e le vicende di Dio
sono l’amore per Dio
e l’amore per cosa,
per chi,
per una immensa non vicenda
che ci rende affaccendati,
e poi con le mani libere
dal fare,
dai sensi,
dalle spiegazioni,
improvvise mani nude,
improvvise porte di vita
e di morte.
Leggete qui
le vicende di Dio,
i paradisi stretti
e larghi,
ingressi stretti come occhi
e larghi come sguardi.
E nessun ricco ci passa
per queste vie
appassionate e lacrimanti,
bisogna derubarsi
denudarsi
rendersi poveri,
con mani libere e vuote.
Si è costretti,
e senza capire le vicende
e i libri
e gli alberi,
improvvisi poveri,
improvvisi senzatetto,
nudi, mendicanti,
ci si trova,
ci si perde,
d’improvviso
si leggono le vicende
di Dio.

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