Ma la parola piomba,
lo sento dopo ogni vocalizzo
che insieme alle rondini sfreccia,
dopo ogni suono, dopo ogni nota,
dopo ogni senza significato preciso volare.
Sento il peso della parola
che piomba alla radice del fiore
e più in basso, in mezzo ai morti,
ai corpi che furono, agli antichi nodi
di alberi incastrati nelle viscere
di questo mondo basso,
di questo bassorilievo di stupore
sotto le volte di un azzurro sbadiglio
sbiadire verso l’orizzonte.
La parola piomba
in ciò che sono
per ripetermi l’attesa del volo
per volare di nuovo poi
tra le rondini
nell’ampiezza di un suono.

E da qui parto
stravolgendo significati
verso la Significanza,
madre modulata
di ogni fremere d’inchiostro
e di vocabolario ingiusto,
così ingiusto rispetto
alle rondini, ai ghirigori
abbracciati di un pentagramma.
A quell’antico soffio
che ci fece uomini
prima della parola.
Uomini.
E quel sono così radicato,
madido di umido, terragno
non rimane qui
dove la parola geme
con il suo peso,
si staglia più in alto
insieme ai voli
di un assolo.

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